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Avances continue e sgradite: si configura il reato di stalking


Il tentativo di approccio sentimentale e' una pratica comune, che pero' puo' causare disagio e malumore al destinatario.

Recentemente, infatti, la Corte di Cassazione ha trattato proprio il caso di una persona destinataria di avances particolarmente insistenti e ripetute, tanto da cagiornale uno stato di ansia a prostrazione permanente.

Ma, dunque, fino a quando questa condotta puo' essere tollerata e quando, invece, integra un reato?

La sentenza n. 3781 del 01.02.2021 scioglie il nodo: nel caso di specie, l'imputato ha perseguitato in più modi diversi la persona offesa, "colpevole" di aver respinto il suo corteggiamento quale avventore dei bar dove ella lavorava; da allora, ella era stata oggetto di insulti, ingiurie, minacce anche gravi portate sia personalmente sia tramite messaggi anonimi provenienti da piattaforme di messaggistica "social", nonchè di danneggiamenti alla propria auto e pedinamenti.

Nell'ipotesi di reato di stalking l'insorgere dello stato di ansia deve essere il risultato della condotta persecutoria nel suo complesso e la necessaria reiterazione degli atti considerati tipici costituisce elemento unificante ed essenziale della fattispecie, facendo assumere a tali atti un'autonoma ed unitaria offensività, in quanto è proprio dalla loro reiterazione che deriva nella vittima un progressivo accumulo di disagio che infine degenera in uno stato di prostrazione psicologica in grado di manifestarsi in una delle forme descritte dalla norma incriminatrice, sicché ciò che rileva non è la datazione dei singoli atti, quanto la loro identificabilità quali segmenti di una condotta unitaria, causalmente orientata alla produzione dell'evento.

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