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I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO E IL DECRETO DIGNITA'

Ad ogni tornata elettorale, uno dei cavalli di battaglia favoriti dallo strillone di turno è, sicuramente, il mondo del lavoro e la tutela del lavoratore.

Anche l'attuale legislatura ha dato il suo contributo e, con il cd. Decreto Dignità (D.l. 87/2018, convertito con Legge 96/2018) è intervenuta, tra le altre cose, sul lavoro a tempo determinato.

Va premesso che, di norma, il lavoro nel nostro ordinamento va sempre considerato a tempo indeterminato.

Infatti, l'apposizione del termine è solo uno degli elementi accidentali, e non essenziali, del contratto di lavoro.

Proprio per la sua eccezionalità, vengono dettate regole specifiche per farvi ricorso.

Prima del Decreto Dignità, il contratto a tempo determinato poteva durare fino a 36 mesi, comprensivi di proroghe e solo per esigenze temporanee ed oggettive.

Il motivo del ricorso al tempo determinato in luogo di quello indeterminato doveva risultare, a pena di invalidità, per iscritto.

La violazione del termine temporale o di quello causale comportavano la conversione, di diritto, in tempo indeterminato.

Il Decreto Dignità è intervenuto modificando la disciplina temporale.

Il contratto a tempo determinato ha ora infatti una durata massima di 12 mesi (24 in casi eccezionali), comprensivi di proroghe.

Resta ferma la possibilità, già inserita nel cd. Collegato Lavoro (L.81/2015) di stipulare un ulteriore contratto di 12 mesi tra le parti nanti la Direzione territoriale competente.

In caso di violazione delle disposizioni sul termine del contratto, questo si converte, automaticamente, in rapporto a tempo indeterminato fin dalla data di stipula.

E' inoltre rimasta la previsione dei cd. periodi cuscinetto, cioè periodi in cui il lavoratore può continuare a lavorare dopo la fine del rapporto, senza che ciò comporti conversione.

Sono invariati i termini: 30 giorni per i contratti inferiori a 6 mesi, 50 giorni per i contratti uguali o superiori a 6 mesi.

La ratio dell'intervento del decreto Dignità è sicuramente quella di contenere l'uso smodato di termini finali nei contratti di lavoro: solo il tempo, però, ci dirà se sia idoneo al raggiungimento dello scopo oppure metterà ancoa più in crisi il mondo del lavoro.


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