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LA TRANSIZIONE DI GENERE E L'AUTORIZZAZIONE DEL GIUDICE



Il 19 giugno prossimo scoccherà il secondo anniversario da quando l'OMS ha cancellato la disforia di genere dall'elenco dei disturbi mentali.

Fino a soli due anni fa, pertanto, chi decideva di compiere il lungo percorso per mutare il proprio sesso era considerato malato.

Un'etichetta che pensavamo di aver relegato a decine di anni fa e invece scopriamo quanto mai attuale.

Ma quali sono i passi per la transizione di genere?

Il passaggio MtoF o FtoM, infatti, passa anche attraverso le aule di Tribunale.

Perchè?

Basta ragionare sui primi rudimenti del diritto: l'integrità fisica è un diritto inalienabile e irrinunciabile, come il diritto alla vita, pertant un medico non può asportare un organo sano, senza che sussista una motivazione medica, nonostante sussista il consenso dell'avente diritto.

L'interessato dovrà pertanto ricorrere al Tribunale per avere l'autorizzazione al cambio genere, consistente non nel via libera all'assunzione della terapia ormonale, bensì all'asportazione di quelle parti del corpo che normalmente caratterizzano il genere.

Quale è dunque il primo passo?

La procedura si introduce con ricorso, con il quale si richiede l'autorizzazione al mutamento del genere e, conseguentemente, all'aggiornamento dei propri documenti.

Il Giudice fisserà pertanto una data di udienza, ove conferirà l'incarico ad un CTU per la valutazione psicologia ed endocrinologa del richiedente.

La ragione è piuttosto ovvia: per un passo così decisivo devono essere vagliate le condizioni psicologiche e fisiche del paziente, valutare se abbia ben compreso la strada che sta per intraprendere e l'effettiva identificazione nell'altro sesso.

Questo passaggio può tuttavia essere snellito, allegando al ricorso una perizia di parte redatta sia da uno psicologo che da un endocrinologo.

Allegati al ricorso poi devono essere anche il certificato di residenza del richiedente, per la valutazione della corretta incardinazione della procedura, nonchè un certificato di stato, per verificarne lo stato libero.

La procedura sconta un contributo unificato di 98 Euro e una marca da 27 Euro.

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