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SE LA VITTIMA SCRIVE ALL'AUTORE DELLA VIOLANZA IL REATO NON VIENE MENO


L'opinione comune ci porta a pensare, spesso, che se la vittima di un reato, specie quelli a sfondo sessuale, continua a intrattenere un rapporto con lo stesso, allora la gravità del fatto debba essere rivista.

Ciò, tuttavia, è quanto di più lontano dal vero.

Ed infatti, val la pena di evidenziare come buona parte della giurisprudenza sia concorde nell'affermare che il contatto cercato dalla vittima con l'autore di reati quale violenza sessuale o stalking non faccia venire meno la condotta antigiuridica.

Da ultimo, la Corte di Cassazione è tornata sull'argomento (sent. n. 9949 del 15 marzo 2021), pronunciandosi su un caso di violenza sessuale in cui la vittima aveva fatto recapitare lettere all'imputato, in carcere in custodia cautelare, dal chiaro contenuto affettivo.

sostiene la Corte che non possa ravvisarsi una diminuzione del disvalore dei fatti, anche in considerazione del particolare peso psicologico che detti reati rivestono per la vittima.

Secondo la Cassazione, infatti, la circostanza che la vittima scrivesse lettere d'amore all'imputato in carcere si spiega con il forte legame che la univa al compagno maltrattante e con la volontà di riallacciare la relazione. Si tratta, infatti, di atteggiamenti che si presentano frequentemente in contesti di relazioni sentimentali caratterizzati da maltrattamenti e violenze sessuali e ben spiegabili in base ai legami affettivi comunque instaurati, alla paura, alla difficoltà di interrompere il vincolo con l'autore delle condotte criminose.

Francesca Ferrand

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