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SEMPRE INTEGRATA L'AGGRAVANTE DELLA MINORATA DIFESA NELLE TRUFFE ONLINE



In un mondo sempre più digitalizzato conquista sempre più campo il commercio online.

Se poi, a ciò, aggiungiamo la crisi degli ultimi dieci anni che ha sdoganato il mercato dell'usato, il risultato non può che portarci a parecchie riflessioni, anche in campo giuridico.

Coloro che, infatti, vivono di piccole truffe, trovano nel mondo del mercato dell'usato online un terreno fertilissimo.

Sono numerose, infatti, le pronunce che condannano coloro che pongono in essere una finta vendita, salvo poi incassare il prezzo stabilito e non spedire nulla o inviare un oggetto di minimo valore.

Nonostante il reato di truffa, ai sensi dell'art. 640 c.p., sia piuttosto lineare (punisce chi, mediante artifizi o raggiri, si procura un ingiunsto profitto arrecando ad altri un danno) solleva non pochi dubbi interpretativi quando viene applicato alle truffe online.

Nell'ultimo anno la Corte di Cassazione si è infatti trovata ad esaminare la configurabilità dell'aggravante della minorata difesa, prevista ai sensi dell'art. 61, co. 1 n. 5 c.p.

Dal punto di vista sostanziale e procedurale, verificare l'esistenza di una simile aggravante non è cosa di poco conto: infatti, in presenza di una siffatta circostanza muta altresì la procedibilità del reato (da querela di parte a d'ufficio) ed è consentita l'applicazione di misure cautelari.

Inoltre, ma non secondario, vi è un significativo mutamento della cornice edittale, che passa da sei mesi a tre anni di reclusione, oltre una multa, alla reclusione da uno a cinque anni.

La Corte affronta, dunque, l'applicabilità o meno dell'aggravante della cd. minorata difesa alle truffe online.

Detta circostanza si verifica, generalmente, quando sussiste alternativamente una delle tre situazioni descritte dalla norma, e cioè che l’agente si approfitti di circostanze, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, che siano relative al tempo, al luogo o alla persona.

Nell'ipotesi della truffa online la Corte ha ritenuto sempre sussistenza l'aggravante della minorata difesa.

Sostiene infatti, la Suprema Corte, che la distanza tra il venditore e l'acquirente pone quest'ultimo in una posizione di svantaggio, non potendo valutare l'oggetto.

L'agente, pertanto, cela la sua identità e approfitta della distanza per concretizzare la truffa, approffittando, pertanto, delle circostanze di luogo.

La pronuncia, piuttosto recente, tira le fila di un lungo dibattito giurisprudenziale in merito all'applicabilità, o meno, dell'aggravante prevista dall'art. 640 co. 2, n. 3 c.p. anche alle truffe online.

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