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SLUTSHAMING, REVENGE PORN E LE ALTRE PAROLE DELLA VIOLENZA


Il web ci offre molti spunti di riflessione, ma sicuramente amplifica i casi in cui la sfera intima di ognuno di noi può essere violata.

Esistono una serie di termini anglofoni per descrivere alcune ipotesi di pericolo.

Uno di questi termini è già stato recepito dall'ordinamento italiano: da poco più di un anno, infatti, in Italia è punibile il reato di revenge porn.

Ma i pericoli non sono finiti: siamo circondati da comportamenti scorretti e tuttavia non puniti adeguatamente.

Con Slut Shaming, ad esempio, si colpevolizza una donna per i suoi impulsi e desideri sessuali. Non serve cercare esempi estremi, si trovano decine di commenti di questo tipo, ad esempio nei casi di cronaca di violenze sessuali.

Abbiamo poi il cd Catcalling, ossia quegli apprezzamenti fatti spesso per strada e che possono andare da comportamenti più lievi fino a quelli più insistenti: in ogni caso, dato che ciascuno di noi ha una percezione diversa di cosa sia violazione della propria sfera intima, ognuno di questi comportamenti è da considerarsi eccessivo.

Abbiamo già parlato di bodyshaming: insultare, denigrare o deridere una persona per la propria forma fisica: solo la settimana scorsa, abbiamo appurato che, seppure non esista una disciplina ad hoc, anche questi comportamenti possono avere rilievo penale.

Infine, non meno importante: vi è il victim blaiming: colpevolizzare la vittima per ciò che è successo. Quante volte abbiamo sentito dire "se l'è cercata?" Ecco, anche questa è un'ulteriore forma di violenza.

E' sbagliato pensare che dato che non esiste una disciplina penalistica specifica questi comportamenti siano esenti da punizione: è tuttavia pur vero che una previsione specifica servirebbe da deterrente e per dar maggior voce alle vittime di questi odiosi comportamenti.

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